* Il Vecchio Castello che proteggeva Cogoleto *
 

La Chiesa sorta

sulle fondamenta

del Castello

  Casella di testo: storia
 

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Il Castello di Cogoleto

 

Il Castello era collocato sul lato mare rispetto alla Chiesa di Santa Maria.  I due edifici erano divisi da uno spazio di circa un paio di metri, attraversato dal percorso viario litoraneo. L'ampiezza del percorso, inizialmente, era più che sufficiente per corrispondere alle richieste di transito in prevalenza pedonale o a dorso di animale e, in ogni modo, adeguata per agevolare i controlli su uomini e cose da parte del personale del presidio. Ma con il tempo, l'aumento del flusso e delle dimensioni dei veicoli, aveva reso il varco talmente modesto da rendere difficile anche il transito alle sole carrozze, una circostanza tale da determinare, appunto, la risoluzione di demolire il Castello.

 

Il Castello di Cogoleto

 

 

 

 

 

Prospetto del Castello

 

 

 

 

 

La Targa

 

 

 

 

 

Il Vecchio muro

 

 

 

 

 

Cartografia del 1772

di Giacomo A. Brusco

 

 

 

 

 

Cartografia del 1773

di Matteo Vinzoni

 

 

 

 

 

 

Il Castello di Cogoleto, fu costruito, o comunque totalmente trasformato, con criteri nuovi nel corso del 1500, per contrastare adeguatamente il possibile impiego di strumenti di offesa, micidiali per quei tempi, come la bombarda, bocca da fuoco a tiro curvo che lanciava palle di pietra o di ferro. Un'arma che aveva definitivamente segnato il destino dei castelli turriti, quali strutture di difesa e, perciò, sollecitato una forma di architettura militare più adatta: il Forte. Collocato direttamente sulla spiaggia, il Forte di Cogoleto, che per comodità si continuerà a chiamare Castello, aveva planimetricamente forma rettangolare con spesse e massicce mura perimetrali, percorse da un cammino di ronda protetto verso l'esterno da un alto parapetto.  Disponeva di due baluardi posti alle estremità del lato maggiore rivolto verso il mare, ciascuno  costituito da una torre bassa di forma quadra con lato di poco più di tre metri e coperta da tetto a  falde. Questi baluardi, per consentire al personale di guardia di condurre una attenta sorveglianza sulle ali delle mura, avevano i fianchi esterni e le relative scarpe di supporto sporgenti, nella parte più alta, di circa un metro rispetto all'allineamento del muro perimetrale, creando in tal modo una sorta di sperone. Il castello disponeva di un cortile centrale su cui, a nord, si apriva l'ingresso principale. Il cortile era delimitato da un loggiato addossato alle mura, entro cui, nella parte di levante e di ponente, erano ricavati i locali per accogliere le strutture di  difesa-offesa e quelle logistiche, compreso un locale cisterna per la raccolta e la conservazione dell'acqua dolce, indispensabile all'interno in una struttura militare che poteva subire assedio. Purtroppo nella zona indicata quale sede dell'antico fortilizio, corrispondente all'attuale posteggio tra la Chiesa di Santa Maria e la via Aurelia, non sono mai stati realizzati scavi e neppure sondaggi "elettrici" del tipo di quelli impiegati in geologia, che, forse, potrebbero fornire molte risposte dirette sulla localizzazione, dimensione e caratteristiche del manufatto. Perciò, allo stato attuale, tutte le conoscenze sono affidate a scritti e a cartografie di cui, peraltro si parla di seguito, che costituiscono la fonte di queste note. Va comunque immediatamente escluso con certezza un equivoco che in qualche modo è stato originato dalla stessa lapide citata inizialmente. "Qui sorgeva...", non significa che il Castello occupasse lo stesso sito su cui sorge la Chiesa, bensì va inteso come "Qui (davanti) sorgeva.." Circa la diversa localizzazione dei due edifici esistono prove non solo documentali, ma anche frutto di accertamenti diretti su terreno. Si tratta degli scavi, condotti a tutto campo all'interno della attuale Chiesa di Santa Maria in occasione del totale rinnovo della pavimentazione, fatti eseguire nel 1965 dall'allora arciprete Don Antonio Robello, sacerdote coerente con le proprie scelte di fede e uomo di vastissima cultura. Dagli scavi emerse l'assoluta inesistenza di fondamenta estranee a quelle della antica Chiesa. Tali fondamenta,  peraltro, di consistenza e dimensione assai modesta erano tutte interamente  comprese nel corpo centrale della Chiesa attuale. La documentazione cartografica realizzata nel corso del 1700, due mappe riguardanti l'intero nucleo urbano, fa emergere una interessante funzione svolta dal  Castello in collegamento con gli edifici vicini.  Questa  recinzione era costituita da un muro perimetrale,  a partire dal lato mare di via Rati, antistante la Piazza della Chiesa, si congiungeva con le mura del Castello all'altezza del baluardo di ponente, poi  il muro riprendeva partendo dal baluardo di levante del Castello stesso fino alla sponda del rio Chiesa (torrente che oggi  non si nota più perché completamente tombinato) per poi risalire la sponda del rio fino a congiungersi con  la parete esterna dell'Oratorio di San Lorenzo. Dal lato nord dell'Oratorio, il muro continuava il suo sviluppo abbracciando la Chiesa e la Piazza antistante l'ingresso principale fino a raggiungere la  Via Rati, su cui si apriva una porta.  Il muro evidenziato dalla pianta che mette in evidenza le misure adottate allo scopo di creare un sito entro cui la popolazione, in caso di pericolo per la  pestilenza, avrebbe punto trovare opportunità di isolamento dall'esterno e perciò rifugio sicuro.  Di questo muro, alto poco più di due metri e mezzo e largo circa sessanta centimetri, il cui compito era, perciò, di impedire l'accesso a persone e cose che potevano essere  infette  e non quello di reggere l'esplosione delle bombe, resta ancora una piccola parte, un semplice mozzicone. Si tratta del muretto che delimita a ponente la Piazza della Chiesa. Ma più significativa e, soprattutto, coinvolgente le sorti del Castello è la seconda mappa realizzata dall'ingegnere Giacomo Brusco nel 1772, nell'ambito del progetto a lui affidato dalla Repubblica "per rendere carrozzabile la strada tra Voltri e Savona". La mappa oltre a rilevare i manufatti esistenti riporta la localizzazione e le indicazioni progettuali di trasformazione necessarie per conseguire l'obiettivo affidato.  La limitata sezione stradale  nella zona compresa tra il Castello e la Chiesa, pensata come già detto,  per rendere agevole i controlli su un traffico prevalentemente pedonale o mulattiero, richiede interventi di allargamento. Il Brusco annota nel suo progetto: "porta del Castello da allargare" (si tratta della apertura di levante); "muro da rifare per rendere questo sito praticabile alle carrozze" (per tutto il tratto in cui il Castello fronteggia la Chiesa); "scalinata da spianare" (si tratta dell'accesso alla Piazza della Chiesa leggermente sopraelevato rispetto al piano di riferimento della  strada proveniente dal paese, l'attuale Via Rati).  Le necessità economiche e militari richiedevano la creazione di una strada capace di una esistenza autonoma, cioè in grado di assicurare affidabilità al transito, e non un percorso risultante da spazi incerti lasciati liberi tra edifici militari e civili, collocati in modo disordinato. La pressione del traffico veicolare era molta e il bisogno di allargare la strada per  consentire un maggior flusso di persone e cose costituiva una esigenza insopprimibile. Il progetto del Brusco, che dimostra  come anche la Serenissima Repubblica fosse sensibile nel confronti del tema viabilistico, non ha immediata attuazione a causa delle vicende politiche che portano alla caduta del vecchio regime e al successivo tempestoso periodo rivoluzionario e di guerra ma, quando si consolida il potere napoleonico e la Liguria viene compresa nell'Impero Francese (1805-1814), l'esigenza di mantenere aperti i collegamenti stradali diviene condizione indispensabile  per  assicurare il suo mantenimento. Allora, la priorità di queste ragioni diviene tale da superare ogni ostacolo e gli interventi di rettifica  proposti dal Brusco appaiono modesti e insufficienti. Più semplice la soluzione di abbattere il Castello divenuto ormai inutile impedimento al passaggio dei nuovi padroni. Un passaggio con la velocità di meteora, ma sufficiente per portare via con sé il Castello, lasciando soltanto alcune tracce per raccontare vecchie storie di Cogoleto. Capita sovente di osservare persone intente a leggere la lapide posta sulla parete laterale della Chiesa di Santa Maria: "Qui sorgeva l'antico Castello di Cogoleto.  Ottone secondo di Germania lo donava nel 1200 alla famiglia Colombo. Napoleone primo lo atterrò nel 1809 per dare luogo alla via Nizza-Roma". L'iscrizione, nell'intento degli Amministratori che qui l'hanno collocata nel 1888, in prossimità delle celebrazioni relative al quarto centenario della scoperta dell'America, vuole ricordare due motivi di vanto per Cogoleto: l'antica prosperità del paese sottolineata dalla presenza di una struttura fortificata e la secolare residenza della famiglia Colombo, oggetto delle attenzioni degli  Ottoni, imperatori germanici del sacro romano impero, per avvalorare le rivendicazioni di Cogoleto quale patria del grande navigatore Cristoforo. Infine, il riferimento alla circostanza che ha determinato la sua demolizione.

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